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Italianità e identità culturale nella Svizzera tedesca PDF Stampa E-mail
Giovedì 22 Dicembre 2005 11:42
Clicca qui sotto per leggere l'articolo di Teresa Latempa "Chi sono io? alla ricerca di una nuova identità" ZURIGO - ''Italianità e identità culturale tra i giovani italiani ed italofoni della Svizzera tedesca'' è il dibattito promosso dal Comites di Zurigo col patrocinio dell'Ambasciata d'Italia in Svizzera e del Consolato Generale d'Italia in Zurigo. Svoltosi lo scorso 17 dicembre nelle aule universitarie dell'ETH di Zurigo, ha visto la partecipazione di Enti ed Istituzioni che promuovono l'italianità nella circoscrizione consolare di Zurigo, degli studenti del Liceo Linguistico ''Vermigli'' di Zurigo.

L'italianità come valore, e non solo, il senso della famiglia, le culture di appartenenza, quella italiana e quella svizzera, l'incontro con le altre culture in Svizzera e in giro per il mondo. Ed ecco che i protagonisti della giornata, carusi, guaglioni, tosat, cit, figghiolu, gôgnin, mamol, ragas, garsùn, uagnon, pizzinnu, bardasci, citti, zoven, nati zurighesi, argoviesi, sangallesi, turgoviesi, ticinesi, Meitli und Buebli, diventano cittadini del mondo, ambasciatori, riconosciuti, dell'italianità all'estero.

Le testimonianze permettono di tracciare le difficoltà, i conflitti e i vantaggi che possono nascere da un impatto tra lingue e culture diverse, di scoprire quale posizione riveste la lingua e la cultura italiana in una nazione plurilingue come la Svizzera, dove lo Schwyzerdütsch assume un ruolo importante nella formazione dell'identità dei secondos italiani, quale rapporto esiste con la terra d'origine e, soprattutto, quale grado di mantenimento ha conservato la lingua dei genitori.

Il Presidente del Comites di Zurigo, Luciano Alban, saluta i presenti dando qualche numero sulla presenza degli italiani nella circoscrizione consolare di Zurigo. Con 120 mila italiani, di cui circa 50 mila doppi cittadini, gli italiani della circoscrizione rappresentano la comunità piu' numerosa della Svizzera.
Il moderatore Luca Bernasconi apre i lavori con una citazione dell'eroe universale di Cervantes, Don Chisciotte. Riconosciuto da un suo vicino di casa, che gli dice ''Lei non è Don Chisciotte!", il Cavaliere errante risponde: ''Io so chi sono!".
Partendo da questa affermazione di identità da parte di Don Chisciotte, inizia il ''viaggio'' alla ricerca dell'identità, viaggio che riguarda le donne e gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo, e il nostro Sancho Panza-Luca Bernasconi dà la parola ai suoi compagni di viaggio. ''Cosa significa abitare due lingue e due culture?", chiede.

Placido Albanese, 42 anni, nato e cresciuto nel canton Turgovia, sposato, padre di due figli, gestore di fondi patrimoniali, afferma: ''Fino al momento in cui ho avuto i miei figli sapevo di essere italiano. Cerco di trasmettere ai miei figli l'italianità, a casa parliamo in italiano, mi rendo conto che loro sono piu' svizzeri. Non mi rispecchio nell'italiano di oggi né nello svizzero, mi sento un italiano di 30 anni fa, è l'eredità che mi hanno trasmesso i miei genitori".

Walter De Gregorio, 40 anni, giornalista giramondo, nato in Argovia, ha studiato Storia all'Università di Zurigo e lavora per la ''Weltwoche". Sollecitato da Luca Bernasconi sul senso di responsabilità nel trasmettere i valori della cultura d'origine, ci guida nel suo mondo multiculturale. ''Mia moglie è portoghese, mio figlio di 6 anni è nato e cresciuto a Roma, parla italiano con me e portoghese con mia moglie, io e mia moglie parliamo in tedesco. Mio padre è campano, mia madre è veneta, e il veneto diventa la nostra lingua franca. Gli italiani all'estero, ad esempio a New York, mi parlano di un'Italia che non conosco, di concetti antichi. Ci sono tante Italie, nel mondo".

Per Ines Latempa, 34 anni, nata e cresciuta a Thalwil, funzionaria nel campo finanziario spesso all'estero per lavoro, ''l'italianità non è stata un peso, le due culture mi hanno dato una spinta in piu', la mia famiglia, le vacanze in Italia sono dei punti di riferimento fondamentali per la mia identità di italiana. Coniugare la creatività italiana e l'efficienza svizzera, è stato un successo alla fine".

Anche Margherita Marchese, 19 anni, nata e cresciuta in Svizzera, diplomata al Vermigli, matricola in Scienze Politiche all'Università di Zurigo sottolinea il vantaggio di vivere in due culture. ''Al Kindergarten avevo difficoltà a comunicare con i miei compagni, a casa parlavo in italiano, oggi ho amici svizzeri. Le due culture mi permettono di confrontarmi e di sviluppare il mio senso critico. La mia famiglia e il Liceo Vermigli sono i miei punti fermi".

Durante i 5 anni trascorsi a Roma, Walter De Gregorio si rende conto di essere diventato svizzero e, al suo ritorno in Svizzera, ricomincia dal permesso B. ''Ma è stato bello ritornare a Zurigo e capire che qui sto bene, a Roma, su 5 bancomat 6 non funzionano! Comunque, l'italianità positiva funziona. Se mi trovo all'estero per lavoro, la mia italianità - basta parlare di calcio, di Totti - mi aiuta a uscire da situazioni difficili".

A cavallo tra due culture, Mina Giurgiano, operaia nel settore dei servizi, parla della sua esperienza vissuta come un dramma. Nata in Svizzera, vive tra l'Italia e la Svizzera, da 11 anni è di nuovo in Svizzera, con non poche difficoltà. ''L'oratorio è diventato un punto di riferimento per me, li' mi sento a casa".

Basta conoscere la lingua italiana, frequentare amici italiani per sentirsi italiani? E' la domanda rivolta a Bruno Indelicato, 38 anni, nato in Svizzera, diplomato in ragioneria alle scuole svizzere, da 15 anni free-lance per giornali e radio svizzere e italiane. ''A 20 anni mi interrogavo sulla mia identità di italiano, ad esempio quando vinceva la Nazionale. Si trattava solo di una questione di bandiere? Si poteva e si puo' andare oltre! Vivo bene nelle due culture, dobbiamo dimostrare di essere cittadini, non solo italiani. Non c'è solo la moda, la musica, la gastronomia italiana. Dobbiamo ricordarci degli enti, delle istituzioni".

E' la volta di Pippo Pollina, menestrello siciliano di 43 anni, che a 15 anni lascia la sua Palermo e gli studi di Giurisprudenza per andare nel mondo a fare esperienze di vita, in compagnia della sua chitarra. ''A 24 anni sono arrivato a Zurigo, non parlo Schwytzerdütsch, solo Hochdeutsch, lavoro con la lingua, amo la Germania, la sua cultura. Vivo a Zurigo da 15 anni, anche se per 6 mesi all'anno, conosco tanti italiani, ma ho piu' amici svizzeri con i quali condivido i miei interessi. Con mia moglie, svizzera, e con i miei due figli, di 12 anni e di 9 anni, parlo italiano. Mi sento cittadino del mondo, il caso ha voluto che nascessi in Sicilia e mi piace. Sono andato via per confrontare la mia identità culturale, per me essere cittadino del mondo significa aprire il mio bagaglio culturale e confrontarmi con gli altri. E' stato il mio presupposto per rimanere in Svizzera".
''Si sente ambasciatore dell'italianità in Svizzera?'' E la risposta di Pippo Pollina non si fa attendere: ''Lo sono per il mondo svizzero, gli italiani quasi non mi conoscono. Lancio un allarme: l'italiano è in forte declino, ha perso la sua incidenza, nei licei non s'impara l'italiano, all'ETH la cattedra di italiano è stata soppressa, l'italiano non interessa, non ha piu' fascino. Oggi non faccio piu' concerti nelle scuole".

Il giovane studente Lorenzo De Pietro, iscritto alla Facoltà di Fisica al Politecnico di Zurigo, nato a Zurigo da madre ticinese e padre italiano, ha frequentato le scuole svizzere fino alla Sekundarschule. Ci spiega cosa l'ha spinto a frequentare il Liceo Artistico Bilingue di Zurigo.
''Sono nato svizzero, il mio obiettivo era ed è il bilinguismo, crescere nella multiculturalità. Il Liceo Artistico è stato per me un arricchimento, un punto di riferimento, come pure la Casa d'Italia dove lavora mia madre ticinese!".

A conclusione del convegno, il Console Generale di Zurigo, Ministro Giovanni Maria Veltroni, afferma che ''è nostro compito integrarci ed è compito degli svizzeri aiutarci nell'integrazione. L'italianità non è solo il tricolore, l'Inno di Mameli, è la coscienza di essere portatori di valori in Italia e all'estero". Per il Console, è necessario trovare un comune denominatore che dia senso a questo convegno. ''La cultura è un denominatore comune, è un arricchimento, un patrimonio". ''Per rispondere alla grande domanda di cultura che c'è in Svizzera e nel mondo - conclude il Console - è necessario fare sistema tra le diverse istituzioni impegnate nella promozione della lingua e della cultura italiana: l'Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, le Società Dante Alighieri, le Università e le Scuole".

 

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