| COORDINAMENTO COMITES – SVIZZERA |
|
Convegno "Servizi Consolari in Svizzera - Il caso di Lucerna e non solo” Il Coordinamento Comites della Svizzera ha inteso trattare in un convegno tenutosi a Lucerna lo scorso 9 giugno, la problematica relativa alla rete consolare, con l’auspicio che si possa aprire presto il dibattito in seno al governo. Numerose le presenze di rilievo che hanno analizzato in tutte le sfaccettature l’argomento, dando spunti di riflessione che il Coordinamento Com.It.Es. terrà nella giusta considerazione. Sembrerebbe anacronistico parlar di Consolati ai vecchi emigrati e ancor di più ai loro figli di seconda e terza generazione, considerati ormai ben integrati nelle varie realtà del mondo in cui sono nati e cresciuti, e pertanto non più bisognosi di servizi forniti dallo Stato italiano. Solo che un legame atavico non lo si annulla con un paio di generazioni che continuano ad esser espressione di una italianità che passa anche attraverso documenti che lo testimoniano. Certo in tutti questi anni le esigenze sono cambiate e infatti sono richieste nuove prestazioni, adeguate alla nuova condizione di elettori, per esempio. Del resto anche la necessità di presenze di sedi consolari, pare sia cambiata e da un po’ di tempo si assiste a tagli nel mondo per così dire occidentalizzato, a favore dei paesi che necessitano di una presenza essenzialmente strategica e la Svizzera non è esente da tutto ciò, nonostante i 508.638 connazionali presenti che sono particolarmente legati all’Italia e che quindi hanno bisogno di più servizi rispetto agli altri Italiani all’estero. Alla luce di tutti gli incontri avuti, i COMITES del Coordinamento Svizzero ritengono che si debbano attuare programmi a breve, medio e lungo termine per effettuare i cambiamenti necessari, senza creare troppi disagi all’utenza, che costituisce il senso primario dell’esistenza stessa del Consolati. Quali sono gli auspici: 1) a breve tempo sono necessarie più risorse economiche e umane per arginare le criticità attuali, perché a più servizi corrispondono necessariamente più investimenti e nel contempo cominciare a metter in atto alcuni semplici accorgimenti che migliorerebbero il servizio, contando anche sulla disponibilità della gente; 2) globalizzazione, informatizzazione, professionalità, programmazione, flessibilità, snellimento burocratico, responsabilità, accordi con gli altri stati, verifiche. Queste sono alcune delle parole chiave dei programmi a medio termine; 3) ripensamento del MAE e delle proprie risorse economiche e umane, nonché della propria programmazione pluriennale e delle sue rappresentanze che garantiscano comunque un contatto umano e all’avanguardia con le nuove tecnologie, che sappia valorizzare anche l’Italianità all’estero: sono i programmi a lungo tempo che bisognerebbe prevedere. Certo alla base occorrono fondi per dare il via agli studi per attuare qualunque riforma e, soprattutto, è necessaria la volontà di rimetter tutto in discussione, pronti a sberciare qualche colonna portante dell’attuale assetto, per giungere ad un’efficienza che vada di pari passo con la vita dei giorni nostri. Chiediamo pertanto alle nostre massime autorità di riflettere su quanto anzidetto. Non si può continuare ad andare avanti di emergenza in emergenza. I nostri concittadini meritano maggiore riguardo e noi veglieremo affinché lo ottengano. |